//Gli agricoltori tornano alla coltivazione della canapa

Gli agricoltori tornano alla coltivazione della canapa

By | 2018-06-23T15:25:04+00:00 maggio 14th, 2018|Categories: Tendenze|Tags: , , , , |0 Comments

Dopo un periodo di latenza, il mercato della Cannabis, è tornato a farsi insistente.

Le richieste dei prodotti sono aumentate vertiginosamente negli ultimi tempi. Tanto che, secondo l’ultimo rapporto di New Frontier Data, entro il 2025 il giro d’affari dovrebbe raggiungere i 25 miliardi.

Basti pensare che in America, tra l’uso terapeutico e quello ricreativo, l’industria crescerà di circa il 14% su base annua. Gli agricoltori hanno quindi deciso di rimboccarsi le maniche e tornare alla coltivazione della famosa pianta le cui infiorescenze, a basso contenuto di Thc, interessano svariati enti e puntano a diventare una risorsa preziosa, redditizia e innovativa che, inoltre, può fare bene all’intero ecosistema aiutandolo a crescere senza l’ uso di pesticidi o prodotti chimici.

Si tratta di una risorsa che fornisce un aiuto efficace alla difesa dell’ambiente, contrasta l’inquinamento, difende la biodiversità e migliora la qualità dei terreni in cui viene piantata. Avviare una coltivazione di canapa può voler dire, dunque, scommettere su un’agricoltura naturale e allo stesso tempo innovativa che guarda al futuro. Che richiede però qualche accorgimento.

La legge italiana prevede rigorosi controlli e normative specifiche per la canapicoltura. Esiste infatti una soglia massima del livello di Thc che deve essere rispettata. Tale limite sfiora lo 0,6%. Esistono però diversi punti di vista di chi considera lo 0,6% come valore massimo per le piante nel campo, e chi lo considera anche come soglia per la commercializzazione.

Ad oggi vengono comunque vendute nel nostro Paese sia varietà che tengono come demarcazione massima lo 0,2%, sia varietà che hanno lo 0,6%. Molte di queste arrivano dalla Svizzera con tutti i documenti e le analisi al seguito e vengono importate senza problemi, cosa che non sarebbe possibile se non fosse ritenuto legale.

L’ unica cosa certa è che non ci si può improvvisare coltivatori di canapa in un giorno.

È necessario seguire delle norme e leggi molto rigorose in merito. Si deve seminare una varietà di canapa iscritta nel Catalogo Europeo delle sementi, avere la fattura di acquisto del seme e il cartellino che ne attesti la certificazione, dare comunicazione alla più vicina stazione delle Forze dell’ordine della propria attività.

Fatte queste serie e rigorose premesse, per diventare un vero canapicoltore in Italia, è necessario decidere il tipo di attività che si vuole avviare, specificandone i canoni e il necessario: cioè se si è più interessati a coltivare canapa le cui fibre possono essere lavorate per la realizzazione di prodotti tessili, cosmetici, o uso alimentare.

Effettuata la propria scelta  si potrà passare al lato più pratico partendo, ovviamente, dalla selezione del terreno adatto alla semina di questo particolare tipo di pianta . La pianta della canapa si adatta a quasi tutti i terreni, ma predilige quelli profondi, leggeri e di medio impasto.

Per la semina primaverile occorre:

• preparare il terreno come per i cereali utilizzando una seminatrice da frumento

• disporre le piante a una distanza di 15/20 cm l’una dall’altra

Per effettuare una corretta coltivazione è necessario sapere che, le piante di canapa, non necessitano di alcun trattamento diserbante e richiedono davvero poca manutenzione. Ma occhio all’acqua.

La canapa va seguita e tenuta sempre sotto controllo. Il suo nemico numero uno risulta essere il ristagno dell’ acqua che può causarne la morte, specialmente durante la fase iniziale.
Per questo, quando ci si accinge ad avviare una coltivazione di canapa, è bene tenere in mente che si tratta della coltura industriale che resiste, più di tutte le altre, alla carenza di acqua.

Fatta la semina, sarà necessario aspettare il tempo della maturazione per procedere alla raccolta che avviene a fine agosto. Le piante falciate vengono lasciate nei campi a “macerare” per  circa un mese , massimo quaranta giorni (o anche più a lungo se è necessario), fin quando non appaiono completamente essiccate e prive d’acqua. A quel punto, se si è interessati alla raccolta delle fibre, si raggruppano in “steli di canapa” (o balle). Mentre se si è interessati a utilizzarne il seme, questo viene raccolto e messo immediatamente ad essiccare a bassa temperatura.
La crescita della pianta avviene in maniera rapida, tanto che già dopo le prime settimane è possibile vedere risultati soddisfacenti (se la fase della semina è stata eseguita in maniera esemplare). Ma solo dopo i primi mesi si inizieranno a vedere numerose foglie che impediranno la crescita delle piante parassite.
La fase vegetativa dura, invece, fino a metà agosto. Il periodo in cui le giornate smettono di allungarsi inizia la fioritura e sarà possibile identificare i maschi e le femmine. Successivamente le piante femmine impollinate cominceranno a riempire i fiori di semi. I maschi invece, avendo completato il loro ruolo, sono destinati ad una morte precoce.

Da qui avviene la raccolta, da effettuarsi entro la fine di settembre, e può avvenire per trebbiatura se si vuole recuperare solo il seme, mentre se si necessita dell’ intera piana è necessario falciare.
In Italia, durante gli ultimi cinque anni, sono aumentati di dieci volte i terreni dedicati alla coltivazione della canapa. Segno che la nostra penisola sta riscoprendo un tipo di coltura di cui era addirittura uno dei leader mondiali fino agli anni Quaranta ma che con il tempo è stata abbandonata a causa delle nuove leggi formatesi negli  anni. Ad oggi c’è stato uno sviluppo notevole che va dai quasi  400 ettari del 2013 ai quasi 4mila gli ettari stimati per la canapicoltura nel 2018.

Un settore, quello della cannabis light, che si fa sempre più strada nelle industrie moderne grazie alla sua vastità e ai suoi molteplici utilizzi in ambito terapeutico e ricreativo.

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